La scorsa domenica ero in Appennino Tosco-Emiliano, più precisamente sono salito al Passo della Croce Arcana (1669 m s.l.m. ). E' una delle escursioni previste dal Corso di Guida Ambientale.
Che bello indossare le ciaspole dopo quasi un anno e tornare a camminare sul manto nevoso. All'inizio cerco di ricordarmi come indossarle correttamente: "Sono cose che devo saper fare" penso "e soprattutto saper spiegare agli altri".
In realtà questo è quello che penso ultimamente molto spesso durante le mie avventure. Sto cambiando il modo di vedere e vivere la montagna.
Con poco sforzo riesco a farcela e sono pronto per cominciare a camminare.
La neve è bella compatta sotto i miei piedi.
Saliamo un po' a rilento (tra una pausa spiegazione e l'altra) superando un tratto inziale di bosco: sono tutti abeti appesantiti dalla neve caduta negli ultimi giorni, ed io cammino immerso nel silenzio, un po' più distante dal gruppo. Ho bisogno di un momento iniziale totalmente mio.
Ci scalda il sole di dicembre, per niente timido: una manna dal cielo visto le temperature molto basse (non superano il grado per tutta la giornata).
Ma anche se fa freddo non importa, sono in montagna! È una giornata stupenda con un'ottima visibilità, una di quelle che in Appennino capitano raramente.
La neve cambia tutto, ed io che sono stato diverse volte in quelle zone, ho difficoltà a riconoscere dove passare.
Il sentiero che conosco, ora riposa sotto un metro e mezzo di neve, in attesa che si sciolga. Lo spazio adesso è stato compattato e creato dal gatto delle nevi, per permettere ad escursionisti, ciaspolatori, ma anche sciatori e snowboarder di utilizzarlo.
Superato il tratto inziale, comincio a vedere le prime vette ricoperte di neve davanti a me e tutto intorno. Se mi giro, sulla mia destra si estende una parte della Toscana e si vede il mare. Riconosco anche l'Isola di Gorgona. Che spettacolo!
Vengo attirato da un ciuffo di abeti poco sotto una delle cime davanti a me, sembra l'ingresso ad un mondo incantato.
Proseguiamo verso la Croce Arcana, un passo dove sono posizionati due cannoni in memoria delle vittime della Seconda Guerra Mondiale.
La montagna di Domenica l'ho vista pochissime volte, perché l'ho frequentata per tanto tempo, principalmente durante la settimana.
Ancora mi devo abituare alle urla dei bambini che giocano con gli slittini, ai richiami dei parenti e a vedere così tante persone anche qui. Ho deciso che per questo mi darò un po' di tempo per farci l'abitudine.
La pausa pranzo trascorre serena, con vista mare (assurdo dirlo dalla cima di un monte), ma il tempo per rilassarsi è poco, perché adesso cominciamo ad utilizzare pala e sonda provando a simulare l'intervento in caso di valanga. Pala, sonda, artva: sono tutti strumenti che non ho mai usato fino ad oggi, e solo ora forse mi rendo conto di non volerli usare mai. Me lo auguro con tutto il cuore.
Il rientro avviene prima di quanto avessi preventivato. Sono stanco ma soddisfatto, soprattutto perché adesso la montagna la conosco un po' di più, e cambia con questa conoscenza anche la mia consapevolezza.
Mi avevano avvertito all'inizio del corso da guida: comincerai a cambiare prospettiva.
Mi piace! Mi mette alla prova.
Daniele
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